Biotech: le nuove sfide dopo la mappatura del genoma conclusa da Celera
L'annuncio di Celera dell'avvenuta mappatura del patrimonio genetico umano chiude un capitolo nella ricerca biotech e apre immediatamente un'altra fase, sia della ricerca sia delle opportunità di business connesse. Infatti, avere la mappa dei geni è il presupposto per individuare le cause di molte malattie e, soprattutto, gli eventuali interventi di cura. Ma è utile fare un passo indietro, per meglio delineare le linee di sviluppo del settore biotech. Solo qualche settimana fa il biotech sembrava entrato in una nuova fase di crisi con la fuga degli investitori e la caduta libera dei titoli sul Nasdaq, che in pochi giorni si sono rimangiati una quota non irrilevante dei guadagni accumulati a partire da dicembre. Tutto era partito dalla dichiarazione Blair-Clinton sulla necessità di dare accesso gratuito alle informazioni sul patrimonio genetico affinché tutta la ricerca potesse beneficiarne. Insomma, Celera e le aziende che dell'offerta di informazioni avevano un business sembravano condannate a morte, incapaci di trasformare in entrate gli investimenti effettuati per condurre a termine la ricostruzione della mappa. Ora il quadro sembra di nuovo capovolto con crescita degli indici dei titoli biotech e grandi potenzialità future. Tuttavia, una valutazione globale dell'andamento del biotech e delle sue prospettive deve tenere presente alcuni aspetti concreti al di là delle oscillazioni legati alle dichiarazioni ora trionfalistiche ora catastrofiste delle aziende o dei politici: - il biotech ha al suo fondo un processo di ricerca che sta dando risultati (sia tramite Celera che tramite il Progetto pubblico) dalle fortissime implicazioni pratiche per l'individuazione delle cause delle malattie e per la produzione di farmaci e trattamenti curativi; - l'avvenuta mappatura è il primo, sia pure fondamentale, tassello che faciliterà l'individuazione dei geni dai quali dipendono le malattie ereditarie e, pertanto, la ricerca degli strumenti per intervenire; - il dibattito sulla proprietà delle informazioni sul patrimonio genetico sarà fra non molto vanificato dall'avvenuta mappatura del genoma anche da parte dell'Organismo pubblico e, quindi, dalla disponibilità delle stesse informazioni per tutti i ricercatori senza alcun pagamento; - il confronto Celera-Human Genome Project ha avuto un effetto benefico sui tempi di realizzazione perché dagli iniziali 15 anni indicati dall'organismo pubblico si è finiti per chiudere in circa un terzo del tempo; - oltre alla ricerca degli strumenti curativi, per le biotech si profila sempre più una nuova superfrontiera di ricerca con grandi opportunità anche sul piano del business: la descrizione dell'intero set di proteine umane. Le sei-sette aziende biotech che si lanceranno in questo business costituiscono un vero e proprio "pacchetto di mischia" con valore potenziale paragonabile a quello di Celera e delle altre che hanno guidato la mappatura del genoma. Tutti questi tasselli ricollocati al giusto posto danno un quadro dalle potenzialità positive e gli investitori, per muoversi in modo adeguato nella collocazione di aziende biotech in portafoglio, devono mutuare dal settore dell'Ict due principi fondamentali: - selezionare con cura le aziende, guardando in particolare al core business (quelle che hanno farmaci in fase avanzata di sperimentazione sono più orientate alla creazione di valore in tempi realistici), ed ai filoni di ricerca in cui sta operando; - non sottovalutare il potenziale di crescita di aziende come Affymetrix, Millenium Pharmacueticals, Incyte, Human Genome Science, Protein Design Science e della stessa Celera anche se hanno già dato performance rilevanti; - seguire con attenzione la filiera biotech-farmaceutiche, perché se le piccole biotecnologiche sono autentiche gazelle nella ricerca e scoperta dei ritrovati, sono le farmaceutiche a poter dare impulso alla sperimentazione e commercializzazione dei prodotti. |