La rivoluzione permanente nel tempo della net economy: il caso Intel
Intel non è soltanto il maggior produttore di microprocessori per personal computer, ma anche la società che realizza più profitti a livello mondiale: nel 1999 ha totalizzato la bellezza di 14 mila miliardi di lire di utili. Nonostante il calo delle ultime sedute (ieri Intel ha perso il 6,79% chiudendo a 121,8 dollari), negli degli ultimi 12 mesi le azioni della società di Santa Clara hanno più che raddoppiato il loro valore. Anche se può apparire curioso, tale performance straordinaria è dovuta soltanto in parte alla enorme capacità dell'Intel di fare soldi. Il favore borsistico è derivato soprattutto dalla capacità della società californiana di ripensare il proprio futuro orientandolo verso la costruzione della net economy. La scelta strategica del nuovo chief executive producer, Craig Barrett, è stata quella di puntare ad Internet e al networking (vale a dire i collegamenti tra computer, telefonia mobile e Internet). Si tratta di una missione indubbiamente più rischiosa di quella incentrata nella tradizionale produzione di chips per pc, ma che presenta migliori prospettive future. Il caso Intel dimostra che nella new economy a risultare decisive non sono le rendite di posizione, ma le scelte strategiche capaci di creare opzioni future. La visione della società californiana si basa sulle seguenti idee-base: - La prima è che nel futuro esisteranno soltanto aziende impegnate nell'e-business. Il previsto boom delle transazioni online (gli acquisti in rete negli Stati Uniti dovrebbero passare da 10 a 20 miliardi di dollari nel prossimo anno) è alla base della decisione del management dell'Intel di puntare massicciamente sul web hosting, e cioé sull'offerta alle società e ai grandi portali come Yahoo di enormi capacità di calcolo e di collegamento. Sorgeranno 13 unità web hosting sparse nel mondo (la prima è già operante a Santa Monica) per un investimento di 1,5 miliardi di dollari. La concorrenza nel settore dei grandi computer che stanno ai nodi della rete (visione originariamente proposta dai guru di Oracle e Sun) sarà senza esclusione di colpi: alle due società già presenti nel settore (Exodus Comm. e Verio Inc., che peraltro non realizzano profitti) si è aggiunta l'IBM, che ha annunciato la costruzione di 28 centri di web hosting in collaborazione con la Qwest Communications. - Non meno importante è l'idea che la telefonia mobile è destinata a superare, almeno per numero, i pc come strumento di accesso a Internet. Tale opzione è resa più promettente dal fatto che i telefonini diventano obsoleti più rapidamente dei pc (la vita media di un telefonino non va oltre i 20 mesi) e questo rappresenta un indubbio vantaggio per un produttore di chips. Tra l'altro, Intel non intende limitare il proprio raggio d'azione all'hardware (i processori StrongArm di nuova generazione), ma punta anche a diventare leader nel software della telefonia mobile (architetture del sistema). - Affrancarsi dai sistemi operativi di Microsoft (la collaborazione con la società di Bill Gates è stata finora uno dei perni del successo di Intel) è un'altra opzione seguita dalla società californiana. Intel si prepara a lanciare sul mercato una serie di prodotti destinati al largo consumo (accesso a Internet per famiglie, scambio di posta elettronica, giochi) "Microsoft free" che utilizzeranno il sistema operativo Linux, il browser Netscape e una serie di nuove applicazioni. Intel ha dunque scelto di competere su tutti i fronti nella costruzione della world wide web. Si tratta di una "rivoluzione permanente" che impegnerà a fondo le ingenti risorse finanziarie e tecnologiche accumulate negli anni del dominio sul mercato dei chips. L'esito della scommessa non è scontato perchè la concorrenza sarà agguerrita e al massimo livello. Ma l'opzione di fondo resta valida. Nel mondo della net economy chiudersi nella nicchia dei pc avrebbe significato un lento ma sicuro declino. Raffaele Cadin |