La new economy è viva e vegeta
L'entusiasmo, si sa, in certe situazioni è una grande risorsa. Ma in altri contesti può diventare un vincolo, un limite, soprattutto quando l'entusiasmo si trasforma repentinamente in delusione. Così è per la new economy visto che quotidianamente cresce la schiera di ex-entusiasti della new economy che si trasforma in neoscettici. Allora inutile girarci intorno alla domanda-chiave che alimenta le conversioni: è definitivamente chiusa l'epoca d'oro della new economy? E' stato solo un sogno, anzi un'illusione sgonfiatasi senza possibilità di appello? Addirittura alcuni si spingono fino a datare l'era della new economy: più o meno è durata cinque anni fino al 10 marzo scorso quando è entrata in agonia per poi trapassare il famoso bloody friday d'aprile. Noi di Goa (www.goa.it) non la pensiamo così. Non eravamo tra i drogati della new economy e non siamo nella schiera dei "l'avevamo detto che era tutta una bolla". Abbiamo sempre preferito il monitoraggio attento delle dinamiche di mercato, lo studio maniacale delle articolate relazioni tra economia reale e mercati finanziari e, quindi, il nostro giudizio sulle potenzialità di crescita della new economy, della sua forza dirompente rispetto agli assetti produttivi, economici, finanziari ed anche sociali è rigidamente ancorata ai dati quantitativi ed alle evoluzioni concrete dei principali indicatori economici. Il presupposto essenziale dei processi di creazione di valore di questi anni è costituito dalla rivoluzione tecnologica e dal flusso incessante di innovazioni che rapidamente passano dai laboratori al mercato creando nuovi prodotti e nuovi processi generando, così, grandi opportunità. Nuovi modi di fare business e nuovi business hanno alimentato la creazione di start-up e, queste, hanno potuto finanziarsi grazie ad una crescita progressiva dei venture capital e, poi, grazie alla proliferazione delle Ipo. Insomma, dalla tecnologia, all'impresa, ai mercati finanziari a quelli dei beni si è attivato un circolo virtuoso che ha fatto traballare dalle fondamenta la logica della vecchia economia, costringendo anche le cattedrali di quest'ultima a misurarsi con le opportunità tecnologiche legate al web. Come tutti i fenomeni rivoluzionari anche questo ha generato aspetti patologici e, tra questi, hanno assunto particolare visibilità quelli legati al mercato azionario. Nel proliferare di Ipo si sono fatte spazio anche aziende-bidone che vendevano non prodotti-processi innovativi ma fumo e così, dal lato degli investitori, insieme a investitori competenti e attenti alla scelta dei titoli da collocare in portafoglio si sono fatte avanti persone che hanno scambiato la Borsa per un superenalotto dove la regola è vincere sempre di più. Questi aspetti patologici sono entrati duramente in crisi. Il rischio è che i fattori patologici generando una crisi di fiducia negli investitori creino problemi di finanziamento alle start-up ed alle Ipo che, invece, portano acqua al mulino dell'innovazione. Per questo è importante precisare che: - la crisi non è della new economy che, allo stadio attuale, ha espresso un parte molto molto ridotta delle sue potenzialità in termini di incrementi di produttività ed esplorazione di nuove forme di organizzazione dei business e di nuovi prodotti; - la crisi è strettamente legata agli aspetti patologici del modello di finanziamento della new economy e, quindi, rappresenta una correzione che taglia le gambe alle aziende-bidone e riporta alla realtà gli investitori-giocatori del lotto; - la crisi di fiducia degli investitori, se si prolunga, può ingenerare una crisi di finanziamento dei processi innovativi, con conseguenze negative sulla dinamica di crescita della neo-economia (la new economy+la old economy che accetta la sfida dei paradigmi del web). Alla luce di questa situazione, il consiglio per gli investitori nostrani che hanno brindato con Tiscali, Inet e le altre Ipo nazionali è quello di rifuggire da facili depressioni e applicare una rigida selezione dei titoli da mettere in portafoglio, non dimenticando di affiancare ai guadagni attuali le potenzialità di crescita di un'azienda nei settori più innovativi. |