La cultura open-source e la nuova sfida delle biotech.

Non erano passate che poche ore dalla dichiarazione di Clinton sull'emergenza AIDS che già una società biotech della Virginia, quotata al Nasdaq, la Cel-Sci Corp, annunciava la disponibilità a fornire gratuitamente al Sud Africa - dove il 10% della popolazione, quasi 4,2 milioni di persone, risulta sieropositivo - le tecnologie e le informazioni necessarie a sperimentare un vaccino contro il sottotipo C del virus (diffuso soprattutto in Sud Africa ed in India) già testato in Europa.

Le dichiarazioni di Geert Kersten, chief executive officer di Cel-Sci, per quanto fin troppo tempestive e rilasciate con un occhio alla borsa (il titolo nella seduta dell’altro ieri ha guadagnato il 45%), sottolinea, comunque il ruolo potenziale che possono svolgere le biotech, non solo nello sviluppo della ricerca farmaceutica ma anche, e più in generale, nella diffusione di una cultura dell’open source e dei costi finali decrescenti, funzionale all’ampliamento delle opportunità di mercato.
Mentre le grandi multinazionali del farmaco avevano, infatti, dimostrato una tendenziale chiusura verso la possibilità di sperimentare nei paesi maggiormente colpiti dal virus i nuovi prodotti per l’assenza di fattori remunerativi, la sfida è stata lanciata proprio da una giovane biotech stock che comunque, cedendo gratuitamente tecnologie ed informazioni sarà in grado di accelerare la fase finale di sperimentazione del proprio prodotto.

Il settore Biotech dopo un avvio di anno spumeggiante aveva subito un vero terremoto a metà Marzo con l’invito congiunto di Clinton e Blair a rendere pubblici i dati relativi alla mappatura del genoma umano. In quell’occasione dalle sponde di Goa segnalammo che non si trattava di un tracollo ma al contrario si apriva una fase nuova per le biotech chiamate a confrontarsi con l’assioma del’open source così come era capitato ai grandi produttori di software di fronte al fenomeno Linux.
E la reazione era stata quasi immediata con la dichiarazione di Celera Genomics di aver completato la mappatura e di voler rendere pubblici i risultati. Sulla scia degli eventi il mercato delle biotech aveva ricominciato a crescere sebbene con ritmi molto meno sostenuti che in passato conseguentemente alla ferrea selezione operata dagli investitori non più disposti ad accettare buone intenzioni ed idee al posto di risultati economici.

Tuttavia è opinione di molti commentatori che il settore biotech nel 2000 continuerà a crescere sia negli Stati Uniti che in Europa. Negli Usa il lancio di nuovi prodotti biotech e la revisione delle procedure di approvazione dei farmaci definite dalla Food and drug administration dovrebbero garantire una ulteriore crescita del mercato. Inoltre, le previsioni di crescita degli utili per azione (EPS) realizzate da Goldman e Sachs per il 2001 delle principali biotech Nasdaq, dovrebbero rassicurare ulteriormente gli investitori.
Ma la crescita più consistente è prevista in Europa dove il mercato biotech non ha ancora raggiunto una massa critica adeguata, ma sta comunque crescendo rapidamente. Secondo i dati contenuti nell’European life science report per il 1999 curato da Ernst & Young la capitalizzazione di mercato ha raggiunto i 17,8 miliardi di Euro circa 7 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 45% del fatturato di settore.