Il nuovo rating per i titoli tecnologici
La crisi di fiducia verso i titoli tecnologici non accenna ad arrestarsi, e l'ennesimo risultato negativo del Nasdaq, che ieri ha perso il 7 % chiudendo a 3769, conferma l'esistenza di un progressivo scetticismo da parte degli investitori verso i risultati economici di buona parte dei titoli della net economy. Basti pensare che non più di un mese fa si festeggiava lo sfondamento di quota 5000, massimo storico per la principale piazza dei titoli tecnologici, mentre oggi l'indice si posiziona sui livelli raggiunti nel dicembre del '99 bruciando così i guadagni realizzati in quattro mesi di attività. Sebbene non sia possibile parlare di tracollo certo è che il succedersi di forti performance al ribasso indica una crisi profonda, che non sembra dipendere nè dalle vicissitudini di Microsoft, nè dalla congiuntura per i titoli Biotech, quanto piuttosto appare legata ad un cambio di paradigma per quelle logiche di rating che finora hanno accompagnato la crescita dei nuovi mercati. Siamo in presenza in altre parole di una trasformazione dei principi che guidano gli atteggiamenti e le valutazioni degli investitori. Mentre in passato erano le potenzialità di sviluppo ad orientare le scelte, oggi la fiducia viene accordata a quei titoli che producono risultati, e tanto più i programmi d'espansione sono ambiziosi tanto più il rating, ovvero la valutazione di affidabilità, si fa severo poggiandosi su una rigorosa verifica dei risultati e dei bilanci sociali. La fase gloriosa della corsa all'oro, in cui bastava avere buone idee per essere premiati, sembra essersi conclusa e la nuova economia in borsa è chiamata a dare prova di solidità economica e commerciale. In altre parole il processo di selezione è destinato a farsi sempre più forte e l'attenzione degli investitori, soprattutto al Nasdaq, ma presto anche sui nuovi mercati europei, riguarderà le reali potenzialità competitive che non verranno più misurate solo sul tasso di innovazione e sui business plan quanto piuttosto sugli utili di gestione. Non è da escludere quindi che per i titoli della net economy si vada verso una nuova classificazione per livelli di affidabilità, distinguendo nettamente tra chi promette e chi realizza secondo uno dei principi più tradizionali della old economy. Sebbene sia possibile che nei prossimi giorni si assista ad un rilancio dei titoli tecnologici, che soprattutto al Nasdaq hanno dato prova di brillanti capacità di recupero, difficilmente assisteremo in futuro a trend esponenziali di crescita come eravamo abituati. E' possibile infatti che le oscillazioni si faranno sempre più frequenti e sempre di minore intensità, mentre la ripresa riguarderà solo un parte dei titoli trattati. Saranno principalmente quelle imprese che hanno appunto maturato congrui e visibili risultati aziendali. Il dubbio sulla tenuta del mercato è semmai oggi legato alle soglie di affidabilità che verranno indicate e richieste dagli investitori. E per convincerli non basteranno più solo promesse ed aspettative ambiziose ma soprattutto occorreranno risultati aziendali che ripaghino la fiducia (ed il il rischio) riposto sull'investimento. |