Imprese: fiducia (con riserva) sulla crescita economica.
Migliora il clima di fiducia tra le imprese italiane ma l'ottimismo è legato ai risultati di oggi piuttosto che alle prospettive di crescita del mercato nei prossimi tre-quattro mesi. Questo il quadro che emerge dal rapporto trimestrale dell'ISAE (Istituto di Studi ed Analisi Economica) sulla congiuntura delle imprese industriali italiane. Cresce innanzitutto la percentuale di imprenditori che giudica "alto" il volume del proprio portafoglio di ordini nel mese di marzo (24%), con un aumento del 5% rispetto a febbraio. Sebbene due imprese su tre non abbiano registrato significative variazioni, il saldo tra giudizi positivi e negativi (alto/basso) è pari al +12%. Le valutazioni positive sono più frequenti nel comparto dei beni intermedi mentre per quelli d' investimento l' ottimismo riguarda soprattutto i livelli di produzione raggiunti. Un quadro favorevole che non sembra però tradursi in un crescita altrettanto significativa delle aspettative a breve. La percentuale di imprese che ipotizza nei prossimi tre o quattro mesi un aumento degli ordini è infatti del 40%, il 2% in meno rispetto al mese precedente. Per i beni di investimento le previsioni positive diminuiscono ancora più nettamente, passando dal 55% di febbraio al 40% di marzo. E le perplessità non sembrano collegate ad aspettative pessimistiche sull'andamento dei prezzi dal momento che solo 19 imprenditori su 100 prevedono un' accelerazione nella dinamica inflazionistica. Migliorano, infine, le prospettive occupazionali visto che le aziende che ipotizzano nel trimestre un aumento della manodopera passano dal 16% di febbraio al 18 % di marzo. Evidentemente il clima di fiducia generato dai buoni risultati ottenuti si raffredda di fronte all'incertezza sulle prospettive di sviluppo della domanda. Ed è proprio su un ampliamento delle opportunità di mercato che puntano quel 90% di piccole e medie imprese che, secondo un indagine Confindustria, crede e sfrutta la risorsa Internet. Secondo i dati dello studio, solo l'8,8% delle 354 imprese interpellate non è interessata alla net-economy, il 40% già utilizza il commercio elettronico, ed il 48,3% prevede di farlo al più presto. Inoltre tra chi già opera attraverso l'e-commerce le transazioni rivolte solo al consumatore finale interessano poco più del 14%, quelle rivolte esclusivamente ad altre imprese il 39% e quelle rivolte ad entrambi il 36%. Si confermano dunque le spinte ad utilizzare le tecnologie di rete per ampliare le prospettive di mercato, ma i bassi livelli di dotazione ed alfabetizzazione tecnologica delle PMI italiane rendono assai difficile la traduzione delle propensioni all'innovazione in nuove opportunità di mercato, quantomeno nel breve periodo. Pesano in questo senso i ritardi strutturali del paese sia sul versante dell'accesso sociale alle tecnologie (con gli alti costi dei servizi ed il basso livello alfabetizzazione informatica) sia su quello della dotazione infrastrutturale, soprattutto per le Tlc, dove l'Italia, secondo uno studio del CNEL, pur avendo compito notevoli passi in avanti, si colloca alle spalle dei grandi paesi UE come Francia, Germania ed Inghilterra. |