Le licenze UMTS pesano sul futuro del nuovo mercato italiano.
Sostenuto dal nuovo risultato positivo del Nasdaq, che ha chiuso la seduta del primo maggio con una crescita del 2,5%, il nuovo mercato italiano riapre i battenti, dopo la lunga sosta di fine aprile, in un clima di prudente ottimismo. L'ultima seduta si era chiusa con un aumento del 2,45% a fronte però di un incremento meno sostanzioso dell'Euro.nm Index, salito del 4,5%. E' dunque possibile che la reazione positiva del Nasdaq alla proposta di smembramento della Microsoft in due diverse società farà da ulteriore volano per le piazze europee, sostenendone il trend positivo e trascinando così verso l'alto anche i titoli italiani, che certo non avevano brillato nei giorni scorsi. La maggiore incertezza di Piazza Affari dipende da molti fattori tra cui la forte concentrazione di risorse in un numero di titoli ristrettissimo. Ma sulle dinamiche di crescita è destinato a pesare anche l'assetto che assumerà il mercato italiano della net economy in relazione alle future assegnazioni delle cinque licenze per l'UMTS. Alla gara, dalla quale il neo presidente del consiglio si attende intorno ai 25.000 miliardi, concorrono infatti due dei titoli leader del nuovo mercato italiano: Tiscali ed E.biscom. Il primo guida il consorzio Andala (con il 61% delle quote) di cui fanno parte CIR (15%), Sam Paolo-IMI (10%), RCS Editori (3%) e Franco Bernabè (5%). Il secondo è invece membro del consorzio Dix.it, che vede schierati oltre ad Aem, Pirelli, Ifil, Banca Roma, Planetwork e Securfin. Se si ipotizza che i 25 mila miliardi vengano ripartiti equamente tra le cinque licenze (ad un prezzo di cinquemila miliardi ciascuna) è facile immaginare quanto sia difficile per i nuovi operatori affrontare un impegno così gravoso (tanto più che la cifra ipotizzata in passato non superava i 500 miliardi a licenza). In questo scenario, inoltre, non è da escludere che i quattro grandi gestori di telefonia mobile (Tim, Omnitel, Wind e Blu) ottengano ciascuno una licenza Umts. La quinta verrebbe così assegnata ad uno dei tre consorzi in gara: Acea-Telefonica, Andala e Dix.it di cui il primo, proprio per la presenza dell'azienda spagnola appare, almeno sulla carta, l'unico in grado di sostenere il prezzo di asta o licitazione qualunque esso sia. C'è dunque il rischio che proprio le due aziende leader del mercato tecnologico italiano restino a bocca asciutta. I primi commenti non si sono fatte attendere. Il presidente e AD di Aem, Giuliano Zuccoli, a margine dell'assemblea degli azionisti avrebbe dichiarato che non è detto che Dix.it raccolga il denaro necessario per la gara solo attraverso l'apporto degli azionisti, ma che il consorzio potrebbe anche decidere di ricorrere all'indebitamento. Ma le preoccupazioni più esplicite sono state avanzate da Soru in un intervista ad Affari e Finanza, dove propone di assegnare almeno una licenza ai nuovi operatori. Soru giudica negativamente l'ipotesi che i new comers partecipino alla stessa gara con i giganti della telefonia cellulare. Secondo il creatore di Tiscali la vendita di un pezzo di Internet (tanto rappresentano le licenze UMTS) non può essere misurata solo in termini di ricavato netto per lo stato. Alti prezzi di assegnazione delle licenze potrebbero infatti far lievitare i costi per gli utenti, diminuendo le potenzialità di mercato dell'UMTS, facendone, cioè, una tecnologia per pochi. Al contrario i nuovi cellulari tuttofare dovranno potersi integrare con Internet e svilupparsi a costi sempre più contenuti seguendo le dinamiche di crescita della nuova economia. Per realizzare tale obiettivo è allora necessario che almeno una licenza venga assegnata ai nuovi operatori, puntando non solo sul prezzo ma anche sulla qualità dei progetti industriali, sulle prospettive di sviluppo per la net economy. Può darsi che le valutazioni di Soru nascano principalmente dalle preoccupazioni per l'eventuale esclusione dalla gara, ma non c'è dubbio che si tratta di osservazioni tutt'altro che infondate, che trovano riscontro nei fatti. La abnorme diffusione di telefoni cellulari in Italia (tra le maggiori d'Europa), a fronte di una disponibilità minima di tecnologie per Internet, testimonia gli effetti di uno squilibrio di cui sono responsabili proprio i grandi operatori di telefonia cellulare. Uno scenario sbloccato proprio dalla nascita della freelosophy importata in Italia da Tiscali, sulla cui intuizione la rete ha ampliato enormemente il proprio mercato. C'è allora da augurarsi che, anche se nel contesto di un mercato più competitivo, non venga nuovamente paralizzato il processo d' innovazione, chiudendo le porte anche a chi continua a puntare su un ampliamento della rete e su una riduzione dei costi per l'utente. Goa 2-05-2000 |