UMTS: banco di prova per il Governo.
Dopo la fatica dei sottosegretari e l’appuntamento con la fiducia parlamentare il nuovo governo Amato sarà presto chiamato a cimentarsi con una altra prova erculea: definire le regole per l’assegnazione delle cinque licenze per i telefoni UMTS, i tuttofare destinati a rivoluzionare sia la rete che la telefonia cellulare. I nodi da sciogliere sono molti e tutti intricatissimi. La scelta tra una procedura d’asta e la licitazione privata è, infatti, solo il primo ostacolo di un percorso accidentato in cui gli interessi in gioco sono enormi e gli spazi per l’improvvisazione pochissimi. Il ministro Cardinale ha ipotizzato il ricorso alla licitazione privata, ma l'ipotesi dell'asta sembra restare in campo. I due modelli possono portare a due diversi scenari: il primo garantirebbe un guadagno minore, favorendo così le imprese partecipanti che hanno messo in guardia l'esecutivo sulle ripercussioni negative di un rincaro delle licenze sugli investimenti da realizzare. La soluzione dell'asta è invece quella più redditizia, soprattutto dopo la notizia che in Gran Bretagna il valore battuto per le cinque licenze ha superato i 75 mila miliardi lire. In Italia il neo presidente del consiglio conta di portare nelle casse pubbliche tra i 15 ed i 25 mila miliardi, che non sono la cifra favolosa incassata dal governo britannico (tra molte polemiche per la verità), ma nemmeno gli spiccioli delle prime stime italiane. Ma all’orizzonte si affaccia un secondo problema. Come distinguere, infatti, tra i diversi operatori in gara? E sì, perché oltre ai giganti della telefonia mobile come Tim, Omnitel, Wind e la spagnola Telefonica concorrono anche new comers come Blu, il consorzio Andala (di cui è partner Tiscali) e Dix.it (squadra in cui gioca E.Biscom), il cui peso specifico è decisamente inferiore. Le ipotesi anche in questo caso sembrano ridursi a due: il modello 4+1, con quattro licenze a gestori già presenti ed una per i new comers, oppure il 3 + 2 assegnandone tre ai grandi gruppi e riservandone due per nuovi operatori, al fine di evitare squilibri concorrenziali eccessivi. La logica delle differenziazione potrebbe poi essere utilizzata anche per le modalità di pagamento, offrendo ai new comers maggiori opportunità per la realizzazione dei necessari investimenti. Ovviamente si tratta di semplici ipotesi, che comunque non mancheranno nei prossimi giorni di animare il dibattito. Ma la questione politica più controversa riguarda come utilizzare le risorse derivanti dalla concessione delle licenze. Una parte andrà senz’altro a coprire il debito pubblico, il resto dovrebbe essere utilizzato per la costituzione di un fondo poliennale per lo sviluppo delle new economy. C'è da dire che l'idea del fondo è ancora molto vaga e le esperienze precedenti non sono molto incoraggianti. Inoltre sarebbe necessario far sì che le risorse vengano utilizzate per ampliare un mercato, ancora asfittico, dove le soluzioni più innovative (si pensi all'idea della freelosophy di Tiscali) sono venute proprio dall'ingresso di nuovi operatori, nati dalla cultura della net economy. Favorire il mercato significa, però, non solo aumentare il numero degli operatori seguendo il modello della differenziazione, ma anche, per esempio, ridurre il carico fiscale che grava sul consumatore nel commercio elettronico, vero motore di tutta la new economy italiana (con un abbattimento dell'IVA ad esempio). Sarebbe così possibile chiedere alle aziende concorrenti qualche sacrificio nell'accettare prezzi di mercato per le licenze. Le scelte, quindi, dovranno essere oculate e soprattutto realizzate nella massima trasparenza rispetto agli obiettivi che si vogliono realizzare. Che poi una quota vada a finanziare un fondo per lo sviluppo della new economy è indubbiamente cosa saggia, tanto più se le risorse verranno destinate ad università e scuole e soprattutto alla ricerca scientifica e tecnologica, altro anello debole della catena economica italiana. Ma un fondo non si alimenta solo una tantum e quindi, come avviene per le lotterie, si potrebbero ipotizzare altri strumenti che consentano di alimentarlo nel tempo, escogitando qualche stratagemma per dirottare verso il fondo risorse provenienti dagli utili del grande business dell'UMTS. |